L’Odissea di Iliad

Tutto è iniziato quando ho deciso che era arrivato il momento di avere un secondo numero di cellulare, come i capitani d’industria e i mariti fedifraghi. Il problema è che, come capita sempre ai soldati semplici d’industria e ai mariti che vengono beccati dalla moglie, il numero non si attiva.
Potrebbe essere la fine della storia, anzi, dovrebbe essere la fine della storia, se fossi così saggio da accettare la sconfitta e tornare mestamente alla mia vita di prima con la coda tra le gambe. E invece, eroico e stoico quanto Don Chisciotte, decido di battermi contro i mulini a vento di Iliad nella speranza di riuscire ad attivare la mia eSIM da €4.99 solo chiamate e senza Internet, più €9.99 di attivazione.

Ma partiamo dall’inizio, che coincide con la fine, la fine del mondo moderno e il conseguente ritorno all’età delle caverne, perché essere il proprietario di una eSIM virtuale che non funziona è un po’ come essere un Homo Erectus che ha appena scoperto il fuoco in piena estate ma non ha ancora inventato il barbecue. Quando entro nell’Unieuro più vicino e mi avvicino alla famigerata colonnina di Iliad, ancora non so che i geni del marketing stanno spacciando per un’Iliade, quella che sta per trasformarsi in un’Odissea. Appena la signorina con il nome omerico stampato sulla schiena come fosse un calciatore, mi chiede se il mio iPhone supporta la SIM elettronica, mi torna in mente che non è più come una volta, quando entravi in un negozio e chiedevi informazioni sui prodotti in vendita. Adesso sono le commesse che ti chiedono informazioni:
«Che modello di iPhone ha?»
«15 qualcosa».
«È sicuro che supporta l’eSIM?»
«Non sapevo neppure che l’eSIM esistesse»
«Ci deve navigare?»
«Mi basta stare a galla».
Cento domande dopo optiamo per il piano da 40mb di dati e minuti illimitati a €4.99 al mese, per sempre, come i diamanti e l’AIDS. Sì, perché notoriamente i piani di Iliad non subiscono rincari fino alla fine dei tempi. In un mondo pieno di precarietà, possiamo quantomeno aggrapparci a un’unica certezza: la tariffa di Iliad. Almeno finché non decidiamo di cambiarla.

La signorina Iliad mi guida nell’inserimento dei miei dati personali, digitando al posto mio le informazioni che le detto. Le sue unghie picchiettano contro il touch screen a ritmo regolare senza mai colpire i tasti virtuali con i polpastrelli. Mi domando se sia un’abitudine figlia della pandemia oppure se abbia semplicemente le unghie troppo lunghe. Alla fine degli inserimenti arriva il momento della registrazione del video in cui «guardando l’obiettivo, mi raccomando» mi viene chiesto di dire «Mi chiamo Andrea Bacci e scelgo Iliad», come ultimo testamento da lasciare ai posteri. Appena termino la registrazione, ho la matematica certezza che tra centomila anni, quando la razza umana sarà ormai estinta da novantanovemila, questo sarà l’unico video superstite che gli alieni troveranno, in un pianeta popolato ormai di soli gatti e scarafaggi.
Iliad è per sempre.

La gentile signorina è dispiaciuta quando mi comunica che non potrà assistermi nell’attivazione della mia eSIM nuova fiammante, perché bisogna attendere che la pratica venga processata e mi venga spedito per email il link di attivazione impacchettato dentro a un QR code, ma mi rassicura che l’attivazione è semplicissima e, nel caso, per qualsiasi problema posso chiamare il servizio clienti al 177 oppure recarmi all’Iliad Store, dove possono fornirmi assistenza tecnica, morale e psicologica, nonché prendersi carico di tutte quelle incombenze per le quali la colonnina dello spazio Unieuro non è preposta, che mi elenca una ad una. Informato di tutti i talloni di Achille della mia Iliade, lascio il negozio senza niente in mano, senza un nuovo numero, senza risposte, ma con tante domande.

La prima vera risposta me la dà il mio telefonino nel preciso momento in cui inserisco il codice di attivazione contenuto nel link, contenuto nel QR code, contenuto nell’email che ricevo un minuto dopo che arrivo a casa: numero non attivo.
È in questo preciso momento che decido di chiamare il 177 per avere assistenza. Dopo un minuto di slalom tra i vari menù, riesco a parlare con il primo operatore, che dopo un’attesa di cinque soli minuti mi dà udienza; appena il tempo di spiegare il mio problema che cade la linea. Ricomincio la trafila, premo i vari tasti in corrispondenza delle opzioni e in breve mi viene data soluzione al mio problema: l’eSIM va attivata dopo aver tolto la SIM fisica dal telefono. A volte i problemi sono più facili da risolvere di quello che si crede.
Tolgo la cover dal telefono, quindi tolgo la SIM, inquadro nuovamente il QR code e attivo finalmente l’eSIM, che però… non si attiva.

Non mi perdo d’animo e chiamo nuovamente il call center: giusto il tempo di spiegare il mio problema che cade la linea. Parte la prima bestemmia e mi congratulo con il mio self control che mi ha permesso di arrivare fin qui senza smadonnare. Mi dovrebbero santificare. Richiamo il 177, spiego il mio problema e mi viene data una nuova soluzione: il codice di attivazione va inserito manualmente, non bisogna fare copia e incolla dall’email. Spiego cortesemente che non cambia nulla se lo inserisco manualmente o faccio copia e incolla, dal momento che verifico sempre che non ci siano spazi quando copio e incollo password e simili. Però lui insite che è quella la soluzione, allora propongo di farlo in diretta mentre sono al telefono con lui, peccato che la nuova soluzione vada sommata a quella vecchia, pertanto non posso restare al telefono perché se tolgo la SIM fisica che sto usando per telefonare, cade la linea. Risultato: metto giù, tolgo la SIM, scansiono il QR code, inserisco il codice di attivazione manualmente, e l’eSIM non si attiva. Irritato mi riattacco al telefono e parlo con l’operatrice del 177 dopo i canonici cinque minuti di attesa: appena il tempo di spiegare il problema che la linea cade. Non batto ciglio, ricomincio daccapo e mi viene fornita l’ennesima soluzione idiota: inserire manualmente anche l’indirizzo SM-DP+ che si trova sotto il QR code. Metto giù, tolgo la SIM, scansiono il QR code, scrivo D4R1VF3EH1G5P3KK, quindi frm.prod.ondemandconnectivity.com, rileggo bene per accertarmi di non aver commesso errori e, sorpresa, l’eSIM non si attiva.

Richiamo e faccio notare che tutte le soluzioni non funzionano e chiedo di parlare con un reparto specialistico, un superiore, il fondatore dell’azienda, o anche solo un semplice azionista. Mi viene risposto che sopra di loro non esiste nessuno. M’immagino l’operatore del call center all’ultimo piano di un grattacielo di Manhattan con vista su Central Park.
«Se tutte le nostre soluzioni non funzionano, significa che è un problema del suo iPhone. Deve chiamare il loro supporto tecnico».
Mi congratulo per lo scaricabarile e chiamo la Apple. Quando la voce femminile del menù mi chiede di trattare con gentilezza l’operatore che sta per rispondermi, capisco che stanno già mettendo le mani avanti. Spiego il mio problema e mi viene fatta una diagnosi dell’iPhone da remoto che non riscontra problemi, quindi mi viene suggerito di resettare i dati di rete del mio dispositivo. Unica controindicazione: così facendo perdo tutte le password di tutte le reti Wi-Fi che ho salvato nel dispositivo. Non è una cosa che voglio fare perché passerei un anno a reinserire password, allora mi viene proposta una soluzione alternativa. Resettare l’iPhone. Chiedo perché dovrei preferire un’alternativa che oltre a cancellarmi le password Wi-Fi mi cancella anche tutti gli altri dati, mi viene riposto che non ci sono altre alternative. Anzi, l’alternativa c’è: chiamare il supporto tecnico di Iliad.

E così faccio, spiego che il supporto tecnico di Apple ha verificato che non ci sono problemi al mio telefono e quindi il problema è il loro. Dopo un rapido consulto sull’almanacco delle risposte, mi viene suggerito di… chiamare il supporto tecnico di Apple.
I call center sono la prova che Dio non esiste. Secoli di studi teologici e filosofici a dibattere dell’esistenza di Dio, quando basta avere a che fare con un qualsiasi operatore telefonico per rendersi conto che nessuna divinità degna di questo nome avrebbe mai creato qualcosa di così aberrante.
È a quel punto che il senzadio telefonico, con un colpo di coda inaspettato, mi fornisce una soluzione alternativa: andare all’Iliad Store più vicino. Mi sento fortunato che non mi è stato suggerito di andare allo store più lontano e decido d’imbarcarmi per la mia Odissea. Saluto Argo come Ulisse prima di partire per Troia, lascio a casa il cavallo, e m’incammino a passo rapido verso il negozio che raggiungo in soli 10 minuti. Appena entro, fuori inizia il diluvio universale e lo prendo come un presagio. Leggo alla commessa il bignami dei miei due poemi omerici ma non la vedo convinta. La imploro di sostituirmi l’eSIM bacata con una funzionante, ma lei mi guarda con aria di superiorità (ci manca solo che mi parli lentamente e ad alta voce come si fa con gli anziani e gli stranieri) e mi spiega che deve per forza funzionare. Come prova, solleva il suo iPhone e mi dice che ci sono sette eSIM al suo interno. «Ma non c’è la mia!», la incalzo io, prima di lanciare una scommessa: se non riuscirà a installare la mia SIM virtuale sul suo telefono, me la dovrà sostituire senza battere ciglio. Prima di lanciarsi nella dimostrazione pratica, però, le devo dimostrare che, effettivamente, la procedura d’installazione nel mio telefono non funziona. Dopo essermi esibito nell’arte della SIM bacata per la prima volta davanti a un pubblico (speranzoso che l’installazione fallisca nuovamente per non fare la figura del coglione) e aver udito per la milionesima volta il mantra «Deve andare all’assistenza dell’iPhone», arriva il momento tanto atteso dell’esibizione in Iliad-store-visione della gang bang telefonica tra otto schede SIM e un solo telefono. È in quel momento che mi chiedo il motivo che spinge la ragazza che ho davanti ad avere sette numeri di telefono. Sarà mica una spia del KGB?

Quando l’eSIM non si attiva e la commessa è costretta ad ammettere che è difettosa, tiro finalmente un sospiro di sollievo. Mentre mi fa la pratica di rimborso mi sento come un maratoneta che ha appena trionfato alle olimpiadi: stanco e sudato. Sudato, sì, perché nel negozio c’è l’aria calda del riscaldamento pompata al massimo, visto che in pieno inverno tengono la porta aperta per attirare i clienti come le puttane nel quartiere a luci rosse di Amsterdam. Il caldo soffocante mi attanaglia la gola e mi secca il respiro a tal punto, che tutte le volte che inizio una frase mi viene da tossire. Ma la sofferenza fisica è nulla in confronto alla grande soddisfazione di essere riuscito in sole quattro ore a passare da essere possessore di un solo numero di telefono, a non essere più possessore di due numeri di telefono.

Magra consolazione, la commessa m’informa che esiste la tariffa a €1,99 con 200mb di dati, 50 minuti e 100 SMS, ovviamente per sempre, che fa proprio al caso mio e mi consente di risparmiare rispetto alla tariffa che l’altra signorina mi aveva consigliato. “Se non si attiva neppure questa” penso, “va a finire che per la prossima tariffa mi pagano loro”. Ma appena arrivo a casa, la SIM si attiva al primo colpo e mi commuovo pensando ai meno abbienti che sopravvivono con un solo numero di telefono e sogno il giorno in cui arriverò anch’io ad avere sette numeri di telefono. Sognare non costa nulla.

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Andrea Bacci
Andrea Bacci
Mi chiamo Andrea Bacci. Ho il nome di uno degli apostoli ma giuro che non sono parente. Sono uno dei registi più influenti del mio condominio, attualmente impegnato ad aggirare il prossimo film. Ho diretto commedie, drammi e documentari, e forse proprio per questo la mia vita è una tragicommedia.

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