I 6 TIPI DI TENNISTA AMATORIALE
IL BOMBARDONE
Egocentrico e narcisista, pensa di essere più bravo degli altri semplicemente perché tira più forte. Crede di meritare sempre la vittoria perché fa più vincenti, senza capire che non sono come i tiri da tre nel basket.
Detesta gli scambi lunghi, un po’ perché si annoia, un po’ perché non li regge fisicamente.
È molto esigente con se stesso e si arrabbia puntualmente per i propri errori, come se i meriti dell’avversario non fossero mai stati inventati. Ogni volta che tira fuori una palla si dispera come se avesse sbagliato un calcio di rigore a porta vuota, lanciando sempre il solito messaggio: “di solito queste palle mi entrano tutte, non so oggi cosa mi stia succedendo”.
Cerca sempre di fare punto al primo colpo tirando da qualsiasi posizione una bomba atomica: o fa punto, o lo regala all’avversario. Il problema è che, così facendo, finisce per giocare da solo.
Il suo scopo è divertirsi (però solo lui).
IL SALUMIERE
Gli piace affettare ogni palla, non perché crede di essere più forte degli altri: sa di essere più forte. Gode nel fare palle corte e nel trasformare l’avversario in un giocatore scarso, con palle in back che non si alzano da terra. L’ultima volta che ha giocato un topspin, le racchette erano ancora di legno.
Ama giocare con palle sgonfie, e ogni volta che a inizio partita tira fuori un tubo dalla sacca, mente puntualmente sul numero di ore di gioco: “c’avrò fatto al massimo 5-6 ore”, quando in realtà gioca con quelle palle da quando andava alle elementari.
È il tipico giocatore che non vuole solo partecipare alle feste, vuole avere il potere di farle fallire.
Il suo scopo è fare giocare male l’avversario.

IL MARATONETA
Riflessivo, razionale e percettivo, si adegua al gioco dell’avversario e ne studia i difetti per usarli contro di lui. Capisce subito i punti deboli dello stile di gioco altrui e ne inquadra subito la personalità, per avviare un’estenuante battaglia mentale.
Ama correre e allungare gli scambi all’infinito, gode nel recuperare le palle corte, rincorrere i pallonetti, sgroppare in lungo e in largo per il campo.
Vede il tennis come un gioco d’azzardo, quindi tirerà forte un vincente solo quando sarà certo di avere alte probabilità di fare il punto. Non ama rischiare, gli piace vincere mentalmente andando a raccogliere dalla spazzatura qualsiasi pallina, riportandola sempre indietro come un cane da riporto. L’avversario, dopo il ventesimo scambio, al posto della racchetta avrà la sensazione di avere in mano un boomerang.
È spesso molto loquace e usa le parole per fare uscire l’avversario dalla partita. Parla all’infinito con rivale, spettatori e semplici passanti, e se nessuno gli dà corda, può tranquillamente mettersi a parlare con se stesso. Non ha bisogno di concentrarsi perché nulla lo può distrarre.
Il suo scopo è aspettare che l’avversario sbagli.

IL DELTAPLANO
Gioca sempre al volo, va a rete ogni volta che può e spesso anche quando non dovrebbe. Adora fare il serve and volley anche se la prima palla non è abbastanza potente o lui non è sufficientemente veloce.
Gode nel parare tutti i colpi come un portiere e diventare un muro che rimanda di là tutto. Se provi a fargli un pallonetto, piuttosto che giocare una palla da fondo, tirerà uno smash persino a 12 metri di distanza dalla rete.
Affetta tutto, con lo scopo di riuscire ad avanzare contro le trincee nemiche come un soldato durante la Prima Guerra Mondiale. L’attacco in backspin è l’inevitabile preliminare prima del sesso, in attesa del climax sotto rete.
Ama giocare in doppio, ovviamente banchettando sotto rete, che abbandonerà solo per i propri turni di servizio e risposta, sentendosi un esiliato come Napoleone a Sant’Elena.
Il suo scopo è fare punto a rete.
IL MEGALOMANE
È convinto di saper fare tutto. Servizio, vincenti da fondo, volè: non c’è colpo che non creda di primeggiare. È per questo che non ha sviluppato uno stile di gioco.
Non riflette sulla tattica visto che crede di non averne bisogno, è come la nazionale brasiliana di calcio ai tempi di Pelè: troppo concentrato sul fare gol per abbassarsi a difendere.
Non pensa mai all’esistenza dell’avversario, se perde è perché ha giocato male lui, non bene il suo rivale. In compenso, quando perde si arrabbia puntualmente con il povero sventurato dall’altra parte del campo, reo di non giocare alla sua altezza barando con colpi poco nobili. Il salumiere è il suo acerrimo nemico perché vive per farlo sbagliare (ma lui questo probabilmente non lo sa), mentre la sua nemesi è il maratoneta, che detesta più di ogni altra cosa.
È il bambino che sale sul trampolino della piscina e urla alla mamma “guarda come sono bravo” prima di tuffarsi.
Il suo scopo è dimostrare a tutti quant’è bravo.
LO SVIZZERO
Non si espone alla sfida e preferisce restare neutrale.
Non ama la competizione, non vuole fare partite, solo palleggi. Detesta il servizio, ha paura di fare troppi doppi falli, quindi preferisce non mettersi in gioco. È scettico nei confronti dello scontro agonistico, più preoccupato di quello che potrebbe perdere in autostima, che di quello che potrebbe guadagnarci in fiducia nel proprio tennis.
Fa spesso lezioni con il maestro, quindi sa giocare tutti i colpi, ma è consapevole che quando inizierà a giocare le partite, inizialmente le perderà tutte. Spesso insicuro, altre volte talmente orgoglioso da non voler rischiare la figuraccia di una sconfitta perentoria.
È quello che alle feste non balla e non si ubriaca mai.
Il suo scopo è fare attività sportiva e divertirsi (e perdere è la cosa meno divertente che esista).
I SOTTOGENERI
(possono rientrare in ciascuno dei 6 tipi)
IL PROFESSORE
Dispensa consigli tecnici e tattici dall’alto della sua (spesso presunta) esperienza. Inevitabilmente, ogni consiglio è volto a trasformare l’avversario in un clone di se stesso. Se tira il rovescio a una mano, sottolineerà tutti gli svantaggi di avere un rovescio a due mani; se ama giocare a rete, pontificherà sull’importanza d’imparare ad attaccare e chiudere con una volè; se affetta tutte le palline, suggerirà di desistere dal giocare in topspin.
Finché è avanti nel punteggio, i suoi suggerimenti durante i cambi di campo sono mossi da un genuino spirito di altruismo che lo spinge ad aiutare l’avversario a migliorarsi. Appena va sotto nel punteggio, i suoi consigli si assottigliano fino a scomparire, un po’ perché resi improvvisamente obsoleti dalla tragica realtà del risultato, un po’ per non rischiare di peggiorare il punteggio.
MR. VINTAGE
Ama il tennis di una volta, gioca con racchette demodé da almeno 20 anni. Cita sempre tennisti che erano in attività quando aveva 15 anni.
Non crede in Dio, solo in Borg, McEnroe, Sampras o Federer, a seconda dell’età anagrafica.
Rimpiange i tempi andati in cui c’erano i giocatori veri che non giocavano solo da fondo, non sparavano servizi a 220 km/h, o non giocavano il rovescio a due mani.

L’IPERCOMPETITIVO
Per lui il punteggio è tutto. Quando durante le amichevoli finisce il tempo in punteggio di parità, deve per forza giocare il tie-break per decidere chi vince la partita. Ricorda sempre i risultati delle partite passate, e quando perde non dorme sonni tranquilli finché non ha giocato (e vinto!) la rivincita.
La prima cosa che chiede agli altri giocatori quando entra negli spogliatoi a fine partita è: “Hai vinto o hai perso?”, subito dopo spiega l’andamento del punteggio e i momenti chiave del suo match.
L’ADHD
Ha il deficit dell’attenzione, lo disturba tutto e si distrae con niente. Chiede di rigiocare il punto se passa un uccello nel cielo, o se cade una foglia da un albero. Guai a rivolgergli la parola ai cambi di campo altrimenti si deconcentra. Non si ricorda mai il punteggio, ma se l’avversario chiama i punti lui si distrae, quindi le partite contro di lui sono sempre sull’orlo del disastro diplomatico.
L’ OCCHIO DI FALCO
Non chiama mai il punteggio perché è convinto di ricordare il punteggio senza sbagliarsi mai, e che anche l’avversario sia un computer come (si crede) lui. Lo infastidisce l’avversario che chiama il punteggio dopo ogni punto e che chiama gli out, per questo lui non chiama mai fuori una palla, né con la voce né a gesti, generando profondo fastidio da parte di chi ha la sfortuna di stare dall’altra parte del campo.
Ha l’occhio di falco installato nel cervello e pensa di non aver mai sbagliato a contare il punteggio in vita sua: se provi a contraddirlo, scatta la rissa verbale. Non ammetterà di aver commesso un errore a contare i punti, neppure dinnanzi all’evidenza o sotto tortura.
IL NUTRIZIONISTA
Ha sempre la scorta di banane nella borsa, che non manca mai di mordere a ogni cambio di campo. Ha diverse borracce con un tipo d’integratore diverso per ogni fase del match. Attribuisce alla nutrizione il 90% dell’importanza, per questo non perde tempo in lezioni di tennis e neppure a migliorare la propria tecnica, che è rimasta la stessa dal primo giorno che ha preso in mano una racchetta.
IL DECOUBERTINIANO
Sottolinea continuamente che l’importante è divertirsi, ma quando perde vorrebbe morire. Il suo reiterato spirito olimpico è funzionale a non mettere troppe aspettative nel risultato finale. Nonostante ricordi sempre a tutti che l’importante è partecipare, si dimentica spesso di ricordarlo a se stesso.