HomeCronache di vita sprecataItalia - Germania quasi 4 a 3

Italia – Germania quasi 4 a 3

Giovedì 20 marzo 2025, ore 21 passate.
Accendo la TV per guardare una serie Apple, e scopro che c’è Italia-Germania valevole per i quarti di finale di Nations League, come direbbe un giornalista sportivo della RAI. Chissà perché i giornalisti RAI parlano sempre come i Carabinieri. L’Italia vince 1-0 e sta per iniziare il secondo tempo. Gasato, decido di guardare la partita, visto che il telecronista e quell’esaltato che gli sta di fianco dicono che stiamo giocando benissimo. Dopo 4 minuti, la Germania pareggia: decido che porto sfiga e mi metto a guardare la serie TV.
La serie è una di quelle classiche robe la cui prima stagione è molto bella, allora viene rinnovata per una seconda stagione di 10 episodi senza che nessuno abbia la più pallida idea di come farla proseguire, quindi va a finire che gli sceneggiatori hanno idee per soli 4 episodi ma devono allungare il brodo per altri 6. Morale: 300 minuti di vuoto cosmico tra i primi due episodi e gli ultimi due, in cui hai tempo per pensare al senso della vita e quelle stronzate lì. Risultato: mi chiedo cosa stia facendo l’Italia, stoppo e metto su Rai 1.
Partita sull’1-1, l’esaltato di fianco al telecronista fa uscire aria dalla bocca come un pallone da calcio bucato da un vecchio che detesta i bambini. Un minuto dopo, calcio d’angolo, colpo di testa e la Germania va in vantaggio 2-1. Visto che sono ottimista, guardo il bicchiere mezzo pieno e mi congratulo con me stesso per l’intuizione precedente: portavo effettivamente sfiga e avevo fatto proprio bene a mettermi a guardare la serie.

Domenica 23 marzo 2025, ore 20.45 in punto.
Stavolta so che gioca l’Italia e mi posiziono sul divano per godermi la partita. Uno, due e tre e finisce il primo tempo con l’Italia sotto 3-0. La Germania fa talmente in fretta a fare gol che la regia se ne perde addirittura uno, quello di mezzo.
Mi avvilisco, ordino da asporto, e mi metto a guardare una serie TV. Una diversa però, perché l’altra l’ho finita e mi ha fatto schifo, anche se a dire il vero finita è una parola grossa perché gli sceneggiatori non sapevano a tal punto che pesci pigliare che hanno deciso di chiudere con un cliffangherone gigante, uno di quelli che neppure nei feulietton francesi degli anni dieci del secolo scorso, anche se qui l’eroina invece che finire appesa sull’orlo di un dirupo finisce (forse?) bruciata viva. Visto che gli sceneggiatori moderni non copiano, citano, credo che fosse probabilmente una citazione di Masterchef.

Il problema è che la serie Amazon che mi metto a guardare è peggio dell’altra. Molto peggio. La sera prima avevo visto il primo episodio, una roba scritta male e oltretutto piena di pubblicità messe lì a cazzo, con la classica puntata pilota stile anni ‘90 che viene da augurarsi sia stata scritta dall’intelligenza artificiale, perché se questa è la gente in carne ed ossa che scrive, allora è bene che la razza umana si estingua, quantomeno lavorativamente parlando. L’unico motivo per cui mi metto a guardare la seconda puntata è la curiosità di vedere se effettivamente va a parare proprio là dove mi aspetto. Dopo 10 minuti di noia, lancio un’occhiata allo smartphone: l’Italia ha fatto gol, 3-1. Continuo a guardare la serie nel disinteresse più assoluto sia per il risultato della partita sia per la serie. Dopo altri 10 minuti di agonia, lancio nuovamente un’occhiata al telefono: l’Italia è sotto solo 3-2.
Mi torna in mente Italia-Germania 4-3 e non voglio rischiare di perdere una partita che potrebbe diventare il sequel di Italia-Germania 4-3, il film con Bentivoglio e Cederna di un regista che non ricordo e che sono troppo pigro per andare a cercare su Google. Sarebbe un’idea geniale da proporre all’algoritmo di Amazon, un film identico ma ambientato nel 2025, stessi dialoghi, stesso tutto, però i personaggi hanno lo smartphone. Genio. Se solo conoscessi un’intelligenza artificiale a cui proporlo, diventerei ricco. Peccato.

È per questo che decido di cambiare canale: mancano 10 minuti alla fine e me li voglio proprio godere. Lo so che porto sfiga, ma non posso rischiare di perdere un momento epocale per lo sport italiano. L’esaltato di fianco al telecronista è più esaltato del solito, usa iperboli isteriche condite da urla gutturali che riescono a dare la carica al flemmatico telecronista, che sempre flemmatico rimane, ma con un po’ più di adrenalina in corpo. Ora sembra l’Uma Thurman di Pulp Fiction dopo che John Travolta gli ha iniettato una siringa di adrenalina dritta nel cuore, ma non un attimo dopo l’iniezione, un’ora dopo, in auto, mentre lui la riaccompagna a casa.

Non l’ho mai sentito così pimpante! Sento che siamo a un passo dall’impesa storica, mi guardo intorno e cerco d’immagazzinare ricordi per poter dire tra vent’anni: “la sera che l’Italia vinse contro la Germania 4-3 ero in casa che guardavo una serie di merda e ho ancora stampato nel cervello il colore delle pareti: erano bianche, bianche come un cadavere”.
L’Italia galoppa in avanti, l’esaltato di fianco al telecronista dice che stiamo giocando da Dio, il primo tempo è solo uno sbiadito ricordo. Il telecronista si rammarica per un rigore prima dato e poi annullato dal VAR, “era rigore!”, sostiene stizzito come un bambino che fa le bizze. “Era rigore!” gli dà spago l’esaltato al suo fianco. Ma c’è ancora tempo, non è finita. Poi poco dopo è finita, ma c’è il recupero. 6 Lunghi minuti di recupero. “Nel calcio può accadere di tutto”, ci ricorda il flemmatico telecronista dimentico del fatto che in Italia ogni singolo essere umano viva in funzione del calcio e sappia pertanto perfettamente che nel calcio vige il luogo comune che possa succedere di tutto, anche se in realtà non succede quasi mai una sega. Poi, però, una partita su 80 viene decisa da gol all’ultimo minuto di recupero, e allora per le 79 partite seguenti i telecronisti dicono che nel calcio può succedere di tutto, perché gli sponsor hanno investito una vagonata di soldi e ci tengono particolarmente a tener vivo l’interesse di noi rincoglionisti davanti alla TV.

E quando meno te lo aspetti, al terzo minuto di recupero, un tedesco decide di dare un cazzotto alla palla in mezzo alla sua area regalandoci un rigore. A Dortmund cala il gelo, il telecronista e l’esaltato di fianco al telecronista sono in estasi, siamo a un passo dalla storia. Un calciatore che non ricordo, che per comodità chiameremo “il rigorista”, va sul dischetto e segna dagli undici metri con estrema freddezza, come direbbe un giornalista sportivo della RAI: 3-3. Siamo all’assedio finale, sento nelle vene quel po’ di adrenalina residua della siringa di John Travolta, è un momento talmente epico che se fosse una serie TV Apple finirebbe qui, appesa al parapetto delle gradinate dello stadio per un anno e mezzo, in attesa che agli sceneggiatori arrivi il bonifico giusto per sbloccargli alcune idee riciclate.
E invece andiamo avanti verso l’inevitabile finale al cardiopalma. È il bello della diretta direbbe un presentatore RAI. Contropiede, batti e ribatti in area, cross al centro e tiro fuori. Succede di tutto in quei tre minuti, o almeno così sembrerebbe ascoltando con una benda davanti agli occhi l’esaltato di fianco al telecronista. In realtà non succede nulla, nonostante i 3 minuti e mezzo di recupero concessi alla fine dei 6 minuti di recupero ufficiali, che se li concedessero alla Juventus, il ministro della giustizia sarebbe chiamato immediatamente a riferire in parlamento. Non c’è neppure un tiro in porta, e la partita si spegne lentamente e senza sussulti, come un malato terminale stanco di lottare. Fine.

Grato di aver finalmente visto in diretta uno dei 4 gol della tre giorni calcistica dell’Italia, spengo la TV prima delle interviste post-partita, orgoglioso della nostra nazionale, che mi ha evitato di sorbirmi la fine della seconda puntata di quella serie logorroica che stavo guardando. Per quanto faccia cagare, alla fine anche il calcio può servire a qualcosa.
Visto che sono ottimista, mi viene in mente che nonostante l’idea del sequel di Italia – Germania 4-3 sia stata clamorosamente naufragata dagli eventi, da questa serata di merda posso quantomeno tirarci fuori un articolo del mio blog.
Allora mi armo di tastiera e inizio a scrivere dell’ennesima serata sprecata della mia vita, nella speranza di tramandarla ai posteri, sperando di contribuire a sprecare almeno un po’ delle loro inutili esistenze.

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Andrea Bacci
Andrea Bacci
Mi chiamo Andrea Bacci. Ho il nome di uno degli apostoli ma giuro che non sono parente. Sono uno dei registi più influenti del mio condominio, attualmente impegnato ad aggirare il prossimo film. Ho diretto commedie, drammi e documentari, e forse proprio per questo la mia vita è una tragicommedia.

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